Gli ultimi quindici anni vengono costantemente presentati come gli anni del disimpegno
a seguito della morte delle ideologie. Tuttavia un'attenta analisi degli scenari
politici ed economici mostra come due siano i principi fortemente ideologizzati
che da oltre un decennio si affrontano su scala planetaria: uno prevalente pone il
traguardo dell'umanità nella cosmopoli, nella creazione del villaggio globale.
Multiforme è il suo panorama di attori che dai pacifisti ai cattolici, dai neocomunisti
arriva fino ai circoli finanziari e le grandi multinazionali, tutti declinati verso
la globalizzazione del mercato. L'intento è quello di affiancare alla globalizzazione
economica una globalizzazione etica fondata sui diritti dell'uomo e capace di
incerare il sogno di matrice testamentaria di un'umanità indifferenziata e
affrancata da ogni frontiera. Perché ciò avvenga è essenziale che l'uomo
diventi sempre più individuo, cioè entità sradicata ed autonoma rispetto ad
ogni ambito di riferimento.
Ciò che è prioritario all'interno di questa visione è che l'uomo sia completamente
compenetrato dalla logica capitalista di produzione e consumo. È questa una visione
totalizzante e spietatamente votata al soffocamento degli ambiti difformi e di tutti
quei modelli culturali capaci di ostacolare il progredire del progetto.
Ma è proprio da questi ambiti che emerge un principio che assume sempre più le
caratteristiche di una rivolta comunitaria alla quale sentiamo di appartenere:
l'istanza rivendicata, sebbene diversamente posta attraverso la salvaguardia dell'
ambiente, la difesa delle identità etno-culturali e il tentativo di ricostruire ambiti comunitari ormai ampiamente compromessi, è l'appartenenza e difesa di una patria. Patria che una volta superata ogni suggestione risorgimentale e retorica è da intendere nel senso più ampio del termine, cioè come luogo di origine e contemporaneamente come sommatoria di quei "luoghi" non soltanto fisici che permettono a ciascuno di noi di dirsi a casa.
Sono tutte quelle appartenenze, quei determinismi, che ci sono dati per nascita che, dandoci un ancoramento (un passato) ci permettono di progettare un futuro.
Attenzione…questo non significa, di fronte all'offensiva livellatrice della globalizzazione, rifugiarsi in un particolarismo perdente e inadeguato; al contrario noi concepiamo la difesa delle proprie appartenenze, delle proprie radici come complementare alla tutela delle specificità altrui. Un filo rosso capace di saldare in un unico intento tutti i popoli che rifiutano l'assimilazione al modello occidentale, cogliere che la difesa della propria patria e della propria alterità passa necessariamente per la difesa delle patrie e delle alterità altrui è l'unico mezzo che il singolo e i popoli hanno per rifiutare "la fine della storia" e non soccombere di fronte alla globalizzazione. Queste le istanze della nostra azione che, scevra da un culturalismo sterile e un terzomondismo piagnucolone (troppo spesso foriero di incomprensioni e fraintendimenti), mira alla messa in evidenza delle dinamiche, mentalità, e caratteristiche proprie dell'invasivo modello occidentale e del suo involuto tipo umano che è il consumatore globale, volendo contribuire al contempo a fornire (rifiutando dogmatismi e cristallizzazioni di pensiero) elementi di orientamento affinché chi vuole porsi come entità differenziata rispetto al crollo generalizzato che ci circonda trovi elementi di sprono alla costruzione e salvaguardia della propria integrità culturale, morale e ideale.